Leggo sul sito della Regione Veneto e sui giornali, che al documentario «Stranieri in Patria» di Roberto Citran e Gianni Ferraretto, prodotto dalla Regione del Veneto, è stato assegnato il «Premio Libero Bizzarri». La dirigente regionale Maria Teresa De Gregorio gongola felice per l’esito e si augura che vi sia un seguito. Ma quanto ci è costato in tre anni parlare del fenomeno emigrazione? 264 mila euro per il documentario «Un popolo di ambasciatori» di Enrico Lando; 40 mila questo di Citran e Ferraretto, con in più 4.100 euro per le proiezioni e copie dvd a carico dell’ente regionale; 20 mila euro per «Merica» di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi, quest’ultimo realizzato grazie al premio di Videopolis, manifestazione finanziata dalla Regione per 120 mila euro. In tre anni, più di 300 mila euro. Pochi? Il documentario più meritevole? A mio giudizio e secondo il gusto del pubblico che l’ha visto in moltissime proiezioni in giro per l’Italia e nei festival, è «Merica», dal costo-beneficio più favorevole perché ci è scostato solo 20 mila euro. Purtroppo è stato «dimenticato» dalla Regione perché non in linea con le aspettative, diciamo «istituzionali».
Merica fa parte dei film scelti per la rassegna "Il documentario non si rassegna" organizzato in varie città del Piemonte dal circuito Documé. Merica sarà proiettato ad Alba (CN), Cuneo, Pinerolo (TO) e Novara tra fine Gennaio e l'11 Marzo. Clicca qui per il programma completo della rassegna e le proiezioni
In occasione della proiezione di Merica a Bolzano, Massimo Bertoldi ha realizzato un'intervista apparsa il 22 gennaio sull'Alto Adige
Federico Ferrone firma con Michele Manzolini e Francesco Ragazzi la regia del film “Merica”. Gli abbiamo rivolto alcune domande, per meglio capire i contenuti e o obiettivi dell’operazione Come e quando è nata l'idea di affrontare il tema trattato in "Merica"? Volevamo soprattutto raccontare l'immigrazione dell'Italia attuale e ci è sembrato una buona idea confrontarla con la grande emigrazione italiana di un secolo fa. Gli italiani di oggi sono molto indulgenti con le sofferenze dei propri emigranti nel mondo, molto meno con i migranti che arrivano oggi nel nostro paese. Eppure i punti di contatto tra le due esperienze sono molte. Basti pensare che alcuni dei migranti che arrivano oggi sono argentini o brasiliani discendenti di italiani che “tornano” nei villaggi dei loro bisnonni, spesso senza sapere quanto le cose siano cambiate. Come si è svolta materialmente la realizzazione di questo film-documentario? Il nostro precedente documentario, “Banliyo- Banlieue” aveva vinto il festival Videopolis nel 2005 e il premio era un finanziamento della Regione Veneto. Con quel denaro e con l'appoggio di una casa di produzione di Roma, la Mithril production, ci siamo messi subito al lavoro. Sembra strano ma non c'è stata quasi nessuna differenza nei compiti dei tre registi. Un ruolo fondamentale lo ha svolto Jaime Palomo Cousido, che ha seguito tutte le riprese come camera- man e ha poi montato il film. Per quanto riguarda le riprese. Siamo stati 2 mesi nel Nord Est e poi siamo partiti in Brasile, nella regione di Espirito Santo, dove si trovano molti discendenti di italiani. Abbiamo montato il film per 3 mesi e quindi si può dire che il lavoro è durato circa 8 mesi. Perchè la scelta del supporto digitale? Purtroppo è una conditio sine qua non per chi aveva un budget come il nostro. La pellicola ormai è un lusso che si permettono solo i film di finzione a grande budget (almeno 20 volte il nostro). Nel caso di un documentario poi, è importante poter girare molte ore per poi selezionarle con calma in sede di montaggio e questo è possibile solo col digitale. In merito al tema dell'immigrazione e della vita degli italiani all'estero, come emergono dal vostro prezioso lavoro, cosa si può aggingere oggi, magari pensando a come la politica affronta il tema dell'accoglienza dell'extracomunitario e come risponde l'opinione pubblica al confronto con il 'diverso'? A livello legislativo sembra un problema gigantesco, ma a livello di atteggiamento a me sembra una questione elementare. Io credo che si dovrebbero trattare i migranti come si trattano i cittadini italiani: dando loro innanzitutto dei diritti e poi, eventualmente, punendoli quando delinquono, ma senza demonizzarli in quanto membri della categoria “immigrati” o per la loro nazionalità. E' banalissimo ma mi pare che oggi prevalga una logica opposta: si va avanti a colpi di leggi eccezionali. Quali sono i circuiti di distribuzione e a che tipo di pubblico il lavoro si rivolge, magari anche scolastico? L'Italia è giustamente considerato un paese con una distribuzione molto chiusa. Fortunatamente esistono alcuni circuiti e distribuzioni alternative. Il nostro film è venduto in dvd dalla rivista CARTA e distribuito da Documè, una meritoria associazione che si occupa di far circolare documentari in tutta Italia. Noi abbiamo creato un piccolo sito dove dichiariamo che siamo felici di proiettare il film nelle scuole, nelle associazioni e nelle sale. Ci scrivono spesso, ad oggi infatti abbiamo organizzato più di 80 proiezioni, anche nelle scuole naturalmente. Massimo Bertoldi
Merica sarà proiettato il 21 Gennaio alle ore 20.30 presso il Teatro Cristallo di Bolzano nel quadro del progetto “Madre Terra”. Prima della proiezione, curata dall'Associazione Cristallo e della Caritas, il sociologo delle migrazioni Maurizio Ambrosini presenterà il suo libro “Migranti: tra necessità e rifiuto. Ingresso libero. Per ulteriori informazioni clicca qui
"Ci siamo conosciuti e parlati in fretta dopo la proiezione di Merica all'Aurora, durante la rassegna del cinema africano di Verona. Mi sono commosso nel vedere alcune scene girate in Brasile ripensando ai miei emigranti . Ti invio in allegato una storia che e' la storia dei parenti di mia moglie emigrati in america, un pezzo scritto da mio figlio l'anno scorso per gli esami di licenza media. Ciao" Riccardo Filippini, Collettivo Cinema Popolare, S.Ambrogio Valpolicella (VR)
Nell'ultimo numero di FilmDoc (nov-dic 2008), la rivista dell'AGIS Liguria, Alessandro Tinterri dedica ampio spazio a Merica nel suo articolo "Cinema documentario e storie di emigranti". Per accedere all'edizione .pdf vai al sito ufficiale della rivista "Cinema documentario e storie di emigranti" Nel 1994 Lamerica di Gianni Amelio ci aveva mostrato il viaggio della speranza dall’Albania all’Italia, terra di recente immigrazione, ora Merica, film documentario di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi, viene a ricordarci quando eravamo noi gli emigranti e lo fa attraverso storie di oggi, di quella che viene definita«immigrazione di ritorno». Clicca qui per leggere il resto dell'articolo
Merica è stato selezionato nella categoria "Multicolor Cinema" al XXVIII Festival del Cinema Africano di Verona che si terrà tra i 14 e il 22 novembre. Merica sarà proiettato due volte, entrambe al Cinema Aurora (via Girolamo Fracastoro 17), il 15 settembre alle ore 20.30 e il 16 settembre alle ore 17.00. Si tratterà della "prima" del film a Verona, una delle città nelle quali è stato girato il film.
L'ultima puntata di Passpartù, programma radiofonico dedicato all'immigrazione in Italia a cura del network Amisnet, dedica ampio spazio a Merica. Oltre ad alcuni spezzoni audio del film, è possibile ascoltare anche un'intervista a Federico Ferrone.
Per ascoltare la trasmissione clicca qui Per l'elenco delle radio affiliate a Amisnet vedi invece qui
Una terrazza luminosa nonostante le inferriate che la chiudono. Il giovane Felipeconfidaalla telecamera la sua seria intenzione di partire per l’Italia: “So che avrò i miei diritti di italiano. Voglio fare tutto ciò che fa un cittadino italiano”. Siamo nella regione dell’Espirito Santo, Brasile.
Felipe è nipote di uno di quei 16 milioni di italiani che tra la fine del secolo scorso e i primi del ‘900 lasciarono il proprio paese in cerca di opportunità.
Poi un volto chino, che spunta da un piumino blu, lo sguardo fisso sulla punta delle scarpe che, veloci, si fanno largo su un marciapiedein una qualsiasi mattina grigia. Siamo in Veneto, Nord-est italiano.
Il volto che si gira di tanto in tanto guardingo verso l’obiettivo appartiene a uno dei milioni di immigrati approdati nel nostro Paese.
Con queste due immagini che si alternano con un ritmo via via sempre più incalzante si apre Merica. Due immagini-simbolo di chi da una parte dell’oceano è ancora pieno di speranze e aspettative e di chi, dall’altra parte, molte di quelle speranze le ha perse ritrovandosi ad affrontare una realtà spesso dura e chiusa.
Merica ci pone davanti a due iter andata-ritorno, Veneto-Brasile e Brasile-Veneto: periodi storici diversi, direzioni opposte, protagonisti differenti, ma uguale la ragione dello spostamento. La ricerca di una migliore condizione di vita.
In poco più di un secolo i flussi migratori si sono letteralmente rovesciati. Se prima si sfuggiva a un’Italia povera e contadina, oggi questo stesso paese ha fatto il salto ed è entrato nel club del primo mondo,richiamandomigranti da ovunque.
In questa analisi dell’immigrazione dae per l’Italia numerosi sono i punti dolenti toccati: in primis questa sorta di perdita di memoria che colpisce quegli italiani che ieri vedevano amici e parenti partire e che oggi vogliono blindare i confini per evitare che “varie etnie” assaltino come api il “miele” della propria economia.
Merica ci induce anche a interrogarci sul significato dell’appartenenza a un’identità nazionale e culturale: chi cresce nella cultura italiana ma è cittadino di un altro paese è straniero, chi è cittadino italiano ma è cresciuto in una cultura diversa è sempre e comunque straniero. Un paradosso semantico e identitario che, attraverso le riflessioni di italiani all’estero e di stranieri in Italia, ci porta a interrogarci sui criteri che determinano l’appartenenza o meno a una società.
Ieri da una parte dell’oceano l’entusiasmo del sentirsi italiani ha aiutato generazioni di immigrati ad affrontare le difficoltà quotidiane, creando il senso di comunità. Oggi questo sentimento continua a alimentare i sogni dei giovani,a volte per semplice curiosità di indagare sulla propria origine, a volte per sfruttare quell’italianità che diventa un lasciapassare verso il primo mondo. Ma,una volta giunti dall’altra parte della sponda, capita spesso chequesto entusiasmo perda la sua carica.
Il documentario in stile cinematografico 16:9 scorre veloce attraverso una fotografiaattenta e curata, con interviste mirate a offrire un’ampia panoramica dei diversi punti di vista (dagli immigrati di ieri, agli immigrati di oggi, dal prosindaco di Treviso Gentilini, a Zulian, rappresentante del coordinamento immigrati di Verona).
Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi sono i realizzatori di questa pellicola che ha già ricevuto diversi premi e riconoscimenti: dal premio del pubblico a Terre ditutti Film Festival di Bologna al primo premio al JeffFestival di Taranto.
Panoramiche e campi aperti, la radio che ogni tanto irrompe, sintonizzata ora sulle frequenze brasiliane ora su quelle italiane, il leit-motiv del gruppo portoghese Terrakota e l’animazione di Giuseppe Ragazzini dai disegni leggeri per temi che sfiorano il dramma, danno un tocco di stile in più a questo lavoro già di per sé eccellente.
DVD: È uscito «Merica», un documentario veneto-brasiliano
Emigrazione di andata e ritorno
Luca Peretti
Ardua è la vita del documentario italiano oggi. Tendenzialmente snobbati dalle rete televisive, difficilmente in sala ma cullati da qualche festival, gli sbocchi per i pur bravi documentaristi nostrani sono davvero pochi. L'edizione in Dvd, grazie al lavoro attento di poche e preziose case di distribuzione, è nella maggior parte dei casi solo un palliativo, ma è comunque un modo per far vedere i propri lavori oltre il pubblico ridotto e specializzato dei festival. La sorpresa arriva stavolta dalla bottega di Carta che ha editato Merica \, film veneto-brasiliano realizzato da un terzetto di giovani e promettenti registi (Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi), con un piccolo budget ma grandi idee. Merica parla di emigrazione, la nostra e quella degli altri: c'è la storia degli immigrati italiani - soprattutto veneti - in Brasile e ci sono le storie dei viaggi di ritorno dei discendenti (25 milioni di brasiliani hanno origini italiane) in un'Italia che li considera extracomunitari anche se hanno il passaporto italiano. Un documentario parallelo insomma, da una parte le comunità di italo brasiliani, con i loro caratteristici accenti a metà tra dialetti italiani e portoghese, e dall'altra le contraddizioni del Veneto, una delle regioni da cui sono emigrate più persone ed in cui oggi arrivano più immigrati. In Brasile si vedono i vecchi che ricordano solo lontanamente la loro patria natia, mentre un ragazzo di 18 anni nipote di italiani racconta della sua passione per il nostro paese e della voglia di venire a visitarlo, descrivendolo come un posto idilliaco e bellissimo. In Italia invece c'è il fratello, che il grande passo lo ha fatto tra mille difficoltà e qualche rimpianto, e racconta il razzismo che deve subire, nonostante le radici, il sangue ed il passaporto siano italiani. Il film è un patchwork di interviste, tra cui spicca quella caustica e atrocemente divertente allo sceriffo di Treviso Giancarlo Gentilini, con dichiarazioni al limite dell'incredibile («Treviso è un oasi: qui non vedi un lavavetri, perché li ho schiantati tutti»). Le parole degli intervistati vengono alternate alle immagini delle piccole e ricche città del nord est o delle campagne e periferie delle città brasiliane. Il tentativo assolutamente riuscito è quello di raccontarci la Storia attraverso le piccole storie, di raccontarci un grande fenomeno (l'emigrazione) attraverso chi lo vive sulla propria pelle o lo ha sentito dalla voce dei parenti più stretti. Merica andrebbe proiettato nelle scuole - soprattutto venete - come strumento didattico per l'integrazione e l'educazione interculturale. In questo senso questa uscita in dvd voluta da Carta è davvero preziosa. Un solo, ma bello, contenuto speciale, il documentario d'esordio di Ferrone e Ragazzi, Banliyo- Banlieue (premiato tra l'altro alla Mostra di Venezia nel 2004): è un viaggio di 29 minuti a Surville, quartiere della periferia parigina abitato perlopiù da turchi e arabi. Per finire, una nota tecnica: la qualità del dvd è ottima (una cosa niente affatto scontata per i film low cost) e sono disponibili sottotitoli in inglese, portoghese e naturalmente italiano.
Servizio sul Festival del cinema Africano di Milano dove Merica ha partecipato fuori concorso. Il servizio del programma sull'immigrazione di Rai Due (andato in onda il 23/05/2008)
Merica è disponibile in DVD. In vendita sul sito della rivista Carta - Cantieri sociali al prezzo di 10,00 euro.
Merica è disponivel em DVD com legendas em portugues. Em venda no site da revista Carta - Cantieri socialiao preço de 10,00 euro (25 reais)
Merica DVD is available with English subtitles. You can buy it on the website Carta- Cantieri sociali for 10,00 euros.
Formato: 16:9, dolby. Durata: 65 minuti. Zona: all Sottotitoli: Italiano, Inglese, Portoghese Extra: Documentario “Banliyo- Banlieue” (29 minuti), di F.Ferrone, F.Ragazzi, C.Rivière. Viaggio tra le speranze, le difficoltà e la vita di una comunità turca in una banlieue di Parigi, in bilico tra due identità e due culture. Premio Cinemavvenire alla Mostra del cinema di Venezia 2004.
Merica partecipa al "Living on a Border" tour, tra Bologna, Ljubljana, Vienna e Londra.
Living on a Border is an international research and art project that deals with the migration issue in Europe - especially in the EU - and tries to demystify the migration phenomenon and clarify the situation in light of the fact that in public discourse migrations are usually understood as negative, threatening, or conflictual. In dissemination part of the project we use artistic, performative approach followed by multimedia installation Permanent Waiting Room to present results of the research process to wide public in all partner countries: Italy, Slovenia, Austria and the UK. Such demystification and clarification is especially important if we keep in mind that in the last decade migration processes have been increasing throughout all of Europe (primarily in the EU) and the USA (that is, in the entire so called "developed and prosperous, democratic and civilised western world"); these processes are simultaneously a product of and a threat to their governments. The fear of foreigners - as foreign workers from "the East"; as "uncivilised terrorists"; as so-called "illegal migrants"; as representatives of so-called "third world countries" whose cultures and traditions are "too different from ours"; as a source of difficulties (except in the case when their countries are cheap tourist destinations or when they are cheap occasional labour power) - is a consequence of non-understanding or not being well-informed about their political, social, and cultural condition. Furthermore, it is a collapse of emancipatory politics as a politics of radical equality of self and others. Precisely there - having in mind that the radical politics of equality has no arche (i.e. is anarchical) - we should search the origins of the deep institutional and latent xenophobia, nationalism, ethnocentrism, and cultural (neo)racism that we are facing.
Merica è uno dei 10 documentari proiettati alla Columbia University di New York nel quadro del 14th Annual World Convention of the Association for the Study of Nationalities (ASN). Significativo il titolo del convegno di quest'anno, che si è svolto tra il 23 e il 25 aprile 2008: Imagined Communities, Real Conflicts, and National Identities.
La prima puntata di Gargantua, programma di approfondimento culturale andato in onda su Rai 3 lo scorso 8 Aprile ha parlato anche di Merica, presentato in quei giorni al Festival del Cinema africano, dell'Asia e dell'America Latina di Milano. Per informazioni sul programma e i contenuti della puntata vedi il sito ufficiale del programma. (clicca "Prima Puntata"- min 11'15'')
Merica, film documentario / Merica, documentary film
Sono 25 milioni i discendenti di immigrati italiani che vivono oggi in Brasile, quasi tutti pronipoti di quanti, a partire da fine ‘800, abbandonarono un’Italia perlopiù contadina e povera per un continente che prometteva ricchezza e benessere. Ma in appena un secolo i flussi migratori si sono completamente rovesciati. Se prima l’Italia era un paese da cui fuggire, essa è divenuta adesso parte di quel Primo Mondo vagheggiato dai migranti di tutto il mondo. Solo la condizione dei migranti non sembra cambiare.
25 million Brazilians are of Italian origin. Almost all of them are the descendants of the Italians who left poor rural Italy at the end of the 1800’s for a continent which promised wealth and a better life. After only a century however, the direction of migration has been completely reversed. Italy which a century ago was a place to escape from, has in the meantime become "the first world", the longed for final destination of immigrants throughout the world. The only thing which does not seem to change is the plight of those forced to migrate.
Regia Directed by Federico Ferrone Michele Manzolini Francesco Ragazzi
Fotografia Photography Jaime Palomo Cousido Produzione Production Riccardo Pompili Rossi Giovanni Storaro Mitrhil Production
Contattaci per organizzare una proiezione di Merica nella tua città, nella tua scuola, nella tua associazione. mericadoc@gmail.com +39 3334419583 +39 3495925396
Merica partecipa al circuito indipendente del documentario etico e sociale Documè